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Eleonora (Parte 2 di 2)

“Se ti sento fiatare ti chiudo nella stalla al freddo, troia”. Le venni dentro urlando di piacere. La slegai e la feci inginocchiare davanti a me.

“Ora mi devi pulire l’uccello leccando, brutta troia” e gli infilai la verga sporca di sperma tra le labbra. Lei ansimava, sentiva il mio sperma caldo nel suo ano e con la bocca si affrettò a raccogliere le ultime gocce e le ingoiò per riempirsi del mio sapore. La verga i stava tornado dura, tra le sue labbra che mi leccavano avidamente sulla parte più sensibile.

“Vorresti che ti venissi in bocca, vero troia? Sei ancora sporca, hai i capelli che fanno schifo, sono pieni di sugo e puzzi di sporco”. Estrassi il pene dalle sue labbra e la trascinai verso la stalla. Lei era bendata e inciampava coi suoi piedi scalzi ad ogni passo. La portai in stalla, dove avevo il cavallo. Le misi in mano uno straccio e le dissi

“Devi pulire il cavallo che è pieno di sudore, anche se hai la benda e non vedi niente”. Lei bendata prese lo straccio che le avevo messo in mano e si mise ad asciugare il sudore al cavallo. Nella stalla c’era odore di urina di cavallo e allora le dissi

“questo è il posto adatto ad una troia come te”. Lei puliva il sudore dell’ animale e dentro di se si chiedeva cosa avrei fatto, sapevo che era eccitatissima.

“qui c’ è il pisciatoio del cavallo, ora voglio che anche tu ci pisci dentro. Era una tinozza per la raccolta degli escrementi del cavallo. Tirandola per la corda la avvicinai e la feci accucciare sopra.

“Ora piscia, brutta troia”. Lei si mise a pisciare e mentre pisciava io andai ad accarezzarle la vagina pelata. Sentivo tra le dita la sua calda urina e accarezzandola sentivo che si era depilata bene.

“Almeno ti sei depilata bene” le dissi. Presi le mie dita e gliele infilai in bocca

“leccale bene, non voglio che puzzino”. Lei leccava freneticamente e sapevo che la sua farfallina stava bruciando di desiderio. Allora la spostai verso un tavolaccio e la feci piegare con il busto sul tavolo a 90 gradi. Gli montai da tergo e infilai nuovamente la mia verga dentro il suo ano. Questa volta le dissi

“Adesso puoi godere, troia”. Lei iniziò ad animare e finalmente poteva gemere di piacere mentre la penetravo. Con le dita andai ad allargarle la vagina dilatata e mentre col pene la sfondavo da dietro le infilai con forza un grosso cetriolo che avevo colto nell’ orto dentro la vagina. Lei godeva follemente e io non smettevo di vibrare violenti colpi nel suo ano. La girai e la feci sdraiare di schiena sul tavolo e presi a leccarle la figa, che odorava di piscio misto ai suoi succhi. La sentivo gemere di piacere sotto la mia lingua e allora le infilai il cetriolo nell’ano mentre continuavo a leccare. Ero eccitatissimo e con la verga durissima. Stavo per venie e allora le ordinai di prendermelo in bocca. Lei senza fiatare si mise a cercare il mio pene, dato che era bendata, la presi per i capelli e la girai verso la mia mazza e gliela cacciai in bocca.

“Non devi perderne neanche una goccia, troia”. Lei leccava e mi avvolgeva con la sua bocca tutta la verga, sentivo che cercava di infilarsela più in dentro possibile nella gola, lei sapeva che mi piaceva.

“Sto venendo troia, succhia bene”. Ebbi un abbondante eiaculazione e lei succhiò tutti i miei spruzzi e ingoiò tutto. Era inebriata dal mio sapore, sapevo che lei adorava il mio sperma bianco e caldo. Lei godeva come una troia, aveva la figa aperta, il culo sfondato prima dal mio cazzo e poi dal cetriolo e nella sa bocca il sapore del mio nettare. Le tolsi la benda.

“Ora puoi andare a cambiarti, nella stanza da letto c’è un vestito nuovo che ti ho comprato, brutta puttana. Ricordati che sei la mia troia ed io sono il tuo padrone e posso fare di te ciò che voglio”. Lei andò a cambiarsi. Ci lasciammo consapevoli che ogni volta che ci vedevamo era un orgia di piacere per entrambi. FINE

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Categorie: BDSM